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Eremo di San Venanzio

Eremo di San Venanzio

Eremo molto particolare ed unico nel suo genere. Spesso gli eremi venivano costruiti arroccati ad altezze non facilmente raggiungibili, proprio perché dovevano servire anche come rifugio. Invece San Venanzio è un struttura particolare perché è costruita più in basso.

“…come un ponte sospeso sul fiume”.
Così Benedetto Croce scriveva dell’eremo di San Venanzio.

Così si presenta ancora oggi, con tutto il fascino di un luogo dello spirito immerso in un ambiente naturale conservatosi nei secoli. Stretto tra il monte Urano e il monte Mentino, dove la valle dell’Aterno si assottiglia a formare una stretta gola, l’eremo fu eretto in onore di Venanzio, martire di una Chiesa agli albori, che la tradizione vuole giunto a Raiano dalla sua Camerino assieme al maestro Porfirio.

Le grotte e gli anfratti delle gole dell’Aterno, per lui rifugio e dimora, custodiscono i segni della sua santità. Una roccia all’inizio della deviazione che dalla via per Vittorito porta all’eremo, mostra l’impronta del piede di san Venanzio, memoria di uno dei miracoli raccontati dalla tradizione.

L’edicola costruita a sua protezione è la prima stazioni che ancora oggi il devoto incontra nel suo pellegrinaggio al santuario: qui si suole lasciare un ciottolo quale ex-voto da recuperare al ripasso. Più avanti, su un sentiero che s’inerpica a sinistra, altre due rocce portano il segno del gomito e del cranio del santo. All’eremo si giunge scendendo pochi gradini che terminano sul piazzale antistante l’ingresso della chiesa: una terrazza sulla gola, un affaccio sul fiume impetuoso.

La chiesa di San Venanzio

È un’aula unica coperta con volta a botte. L’altare centrale è affiancato da due più piccoli ai lati dedicati a San Pietro Celestino e a San Giovanni Battista e, dietro, un vecchio ambiente con gli Evangelisti raffigurati su affreschi cinquecenteschi.

Alla destra, lungo un corridoio, si affacciano le celle eremitiche e i gradini che portano alla cappella delle “Sette Marie”, in cui è custodito un “Compianto” del Cinquecento. Diciassette figure in terracotta, tra Apostoli, angeli, e sette donne al cospetto del Cristo deposto: l’opera più importante conservata nell’eremo. Sul fondo, il corridoio si apre allo spazio più suggestivo dell’edificio: il loggiato sospeso sul fiume. Un “ponte” coperto su due livelli, costruito per permettere ai fedeli di recarsi in sicurezza alla “grotta del santo”, dove nelle forme della roccia si venera l’impronta del corpo di San Venanzio. Di lato, su una pietra conosciuta come il “sedile di papa Celestino o di Santa Rina” i devoti sono soliti distendersi per guarire i dolori renali, così come si adagiano sull’impronta del corpo per lenire i dolori artritici. Antiche pratiche di litoterapia, sospese tra profonda religiosità e ritualità pagana.

Al centro della grotta si trova lo sbocco della “scala Santa”, scavata nella roccia: fino al XVI secolo era l’unico collegamento con la chiesa sovrastante. Risalendola, ci si ritrova di fronte all’altare maggiore, e di nuovo fuori, a contemplare la meraviglia di questo angolo d’Abruzzo

La struttura dell'eremo di San venanzio

Esternamente La struttura sorge su un sistema di archi impostati sulla roccia viva, inserita come in una spaccatura, a cavallo del fiume, tra le due montagne Urano e Mentino, nel punto di maggior restringimento in cui si forma una piccola cascata.

l’edificio si presenta ad aula unica rettangolare coperta con volta a botte. L’altare maggiore poggia sulla parete che divide l’aula dall’abside ed è affiancato da due altari minori dedicati a San Pietro Celestino e a San Giovanni Battista. Nell’abside si conservano i resti piuttosto deteriorati di affreschi quattro-cinquecenteschi che raffigurano i Santi Evangelisti.

Sul lato orientale si succedono le celle eremitiche, lungo un corridoio, dalla fine del quale si accede alla loggia sospesa sul fiume e alla gradinata che conduce alla cappella delle Sette Marie. All’interno della cappella si conserva l’opera più importante del santuario, un Compianto cinquecentesco in terracotta policroma composto da diciassette figure con un gruppo di cinque angeli sulla parte alta. In primo piano è posta la figura del Cristo deposto e sullo sfondo il gruppo della Vergine con le altre Marie affiancate da Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea e San Giovanni.

Dopo aver percorso il corridoio si accede allo spazio più suggestivo dell’eremo: il loggiato sospeso sul fiume. Esso costituisce una sorta di ponte impostato su un sistema di archi a diverso livello che unisce le due pareti della gola e che permette di raggiungere la “grotta del Santo”.

Qui viene venerata l’impronta del corpo di San Venanzio impressa nella roccia, alla quale i fedeli attribuiscono poteri litoterapici. Al centro della grotta, scavata nella roccia, si trova la “scala santa” che riconduce al livello della chiesa, fuoriuscendo proprio dinanzi all’altare maggiore. Sulla sinistra dell’ingresso della grotta è posto una sorta di sedile, noto come “sedile di papa Celestino o di Santa Rina” sul quale i devoti si siedono per guarire i dolori renali. La chiesa conteneva numerose tavolette ex voto, oggi scomparse, alcune delle quali risalenti agli inizi del XVII secolo.